La complessità del fenomeno
balbuzie scoraggia ogni sua definizione che sarebbe comunque riduttiva. Si può dire tuttavia che due sono le caratteristiche fondamentali di questo disturbo: esso è
relazionale in quanto si manifesta in presenza di un interlocutore e
variabile perché si balbetta più o meno a seconda degli stati danimo legati a situazioni e persone. Le difficoltà si manifestano quasi sempre con esitazioni, ripetizioni e blocchi della parola.
Tutti gli studiosi, al di là delle teorie di riferimento organicistiche, foniatriche, psicodinamiche sono concordi nel considerare inceppata la triade
fonazione,
emozione,
relazione. Ovviamente ciascun balbuziente presenta questa triade secondo una sua forma personale che in sede di diagnosi andrà valutata accuratamente.
Inoltre, la balbuzie come problema di comunicazione coinvolge questi tre soggetti della relazione:
la persona che balbetta,
la sua famiglia e
gli altri. Ancora, una vera e propria
triade inceppata.
* La persona che balbetta è bloccata della paura del giudizio dellaltro sentendosi talvolta inferiore, inadeguata. Questo spiega la sua tipica condotta di evitamento, di fuga, di delega pur nella consapevolezza delle proprie capacità per precedenti esperienze positive.
* La famiglia vive spesso come una sventura la balbuzie che ha colpito uno dei suoi membri. Sperimenta insieme allangoscia un senso di impotenza e disorientamento. Quando la balbuzie insorge, generalmente tra i
18 e i 41 mesi, il medico di famiglia cerca di tranquillizzare e rassicurare. Infatti può trattarsi di un fenomeno transitorio. Ma le preoccupazioni di solito rimangono, specie se in famiglia cè qualche altro caso di balbuzie. Comuni sono in questo periodo gli inviti alla calma, a controllarsi, a respirare prima di parlare, a ripetere: tutte sollecitazioni che producono leffetto indesiderato di sottolineare agli occhi del bambino una situazione che da evolutiva può diventare cronica.
*
Gli altri - i compagni di scuola, gli amici, i colleghi, le persone dellaltro sesso - tendono a porsi nei confronti di chi balbetta secondo modelli culturali discriminanti. Latteggiamento di benevola comprensione da una parte, e quello della presa in giro o della risatina dallaltra, costituiscono le due manifestazioni estreme di una cultura e di una mentalità che non riesce a fare i conti con i tanti modi di essere della persona umana.
Cosa fare per cambiare la cultura dominante che talvolta riduce il balbuziente a un tipo che fa solo ridere? E a chi spetta un tale cambiamento? Certamente alla triade
balbuziente,
famiglia,
gli altri. Ma chi balbetta sa, da diretto interessato, che non può farsi illusioni. Se è giusto ed auspicabile che ciascuno faccia la sua parte, è ancor più giusto e produttivo che sia lui stesso a provvedere al superamento delle proprie difficoltà emotive e verbali per migliorare la qualità della sua vita di relazione. E la famiglia e gli altri saranno costretti a quel punto a rivedere i loro punti di vista.